Il Muro di Trieste: Tradizione o Anacronismo in Spiaggia?

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La vicenda della spiaggia del Pedocìn a Trieste ha nuovamente sollevato un'accesa discussione, focalizzandosi sulla sua singolare caratteristica: un muro che da oltre un secolo separa uomini e donne. Questo stabilimento balneare, l'ultimo in Italia e probabilmente in Europa a mantenere tale divisione, è al centro di un dibattito tra chi lo considera un'anacronistica imposizione e chi lo difende come un'espressione di libertà e tradizione locale. La recente lite tra turisti e residenti ha evidenziato come questa peculiarità sia profondamente radicata nell'identità triestina, non come restrizione, ma come uno spazio di scelta per i suoi frequentatori.

Scontro al Pedocìn: Turisti Milanesi Contro Tradizione Triestina

Il 20 giugno, nel tardo pomeriggio, la quiete del Pedocìn è stata interrotta da un alterco che ha acceso i riflettori su questa storica spiaggia. Una coppia di turisti milanesi, entrata nel settore maschile, è stata richiamata all'ordine da una bagnante triestina. Quest'ultima, che si trovava eccezionalmente nella sezione maschile per assistere il figlio disabile – una delle poche deroghe al regolamento – ha educatamente fatto notare la norma. La reazione dei turisti è stata veemente e poco cortese, culminata in un'aggressione verbale e un tentativo di aggressione fisica. Gli animi si sono placati solo grazie all'intervento degli altri bagnanti e del personale dello stabilimento. I turisti, dopo aver preteso il rimborso del biglietto, hanno lasciato la spiaggia, non prima di aver espresso parole di condanna verso quella che definivano una pratica “medievale” e “sessista”. Curiosamente, le coppie abituate al Pedocìn si ricongiungono in mare, oltre le boe, sollevando interrogativi sulle motivazioni della coppia milanese di ignorare il regolamento.

Il Muro Che Resiste: Una Scelta Fatta dalle Donne Stesse

La spiaggia della Lanterna, conosciuta come Pedocìn, fu istituita tra il 1903 e il 1908. Inizialmente divisa da una recinzione, poi sostituita da un solido muro, la separazione dei sessi era una prassi comune all'epoca in molte parti d'Italia. Ciò che rende il Pedocìn un caso unico è la sua straordinaria longevità. Negli anni Cinquanta, quando si propose di abbattere il muro per modernizzare la spiaggia e attrarre più turismo, fu proprio una consultazione informale tra i cittadini triestini, in particolare le donne, a decretarne la conservazione. Esse scelsero di mantenere questa divisione, dimostrando che ciò che a un occhio esterno poteva apparire come una costrizione, era in realtà uno spazio desiderato di libertà e riservatezza, lontano da sguardi indiscreti. Lo storico Zeno Saracino ha sottolineato le radici popolari del Bagno Lanterna e come la separazione, pur derivando da normative austro-ungariche sulla pubblica decenza, sia diventata un simbolo autentico della cultura triestina, un luogo dove la tradizione è stata liberamente adottata e difesa dalla comunità locale. Il sindaco Roberto Dipiazza, infatti, ha pubblicamente sostenuto la peculiarità e la storia del Pedocìn, ribadendo che una somma irrisoria di rimborso non può scalfire il valore di una tradizione cittadina.

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